La prima “sella” del nostro amico equino – seconda parte


Eravamo rimasti a quando, soddisfatti per aver condiviso con il nostro amico equino i primi passi dell’accettazione della sua nuova sella, lo abbiamo accompagnato nuovamente nel suo box, per il giusto riposo.

Oggi, dovremo fare qualcosa in più, perché oltre a poggiare la sella sulla schiena, dovremo legarla. Ed è piuttosto facile immaginare che il serraggio del sottopancia sia una delle operazioni più difficile e, con tutta probabilità, una delle più pericolose di tutta la doma. Naturalmente, dobbiamo ricordarci di non avere fretta e, pertanto, ripeteremo tutte le azioni che abbiamo compiuto il giorno, o la lezione, precedente. E solo se sentiremo che il nostro amico equino è pronto e rilassato, procederemo. Anche in questo caso, naturalmente, chiederemo al nostro aiuto di rimanere dalla nostra parte tenendo alla longhina l’equino e dopo che avremo compiuto con precisione tutte le operazioni di posa della sella, attendendo i dovuti tempi e senza farci prendere da manie di protagonismo, cominceremo a legare il sottopancia, stringendolo gradualmente e, ovviamente, ma è sempre meglio specificarlo, rilasciandolo appena il cavallo si irrigidisce e stando anche pronti a slacciare il sottopancia o togliere tutta la sella se necessario.

Ad ogni stretta DEVE essere concesso un premio, che può essere cinque minuti di riposo, una carota, una grattatina sulla pancia o sulla fronte, o quello che sappiamo essere gradito dal nostro amico equino. Dopo di che, proveremo a stringere un altro poì. Anche in questo caso, se sapremo operare con dovizia e pazienza, noteremo come l’equino pian piano accetterà il sottopancia superando la paura ed accettando di essere stretto dalle cinghie sempre più saldamento.

Dobbiamo ricordare un particolare molto importante, ovvero che l’operazione, per dirsi utilmente conclusa, dovrà vedere il sottopancia saldamente stretto. Ciò perché, quando ci allontaneremo dal nostro amico, lui comincerà quasi sicuramente a saltare, sgroppare, ruotare e quant’altro, in vero stile “rodeo”, nel tentativo di liberarsi della sella. Dopo un po’ il nostro amico rallenterà ma non troverà alcun beneficio in quanto la pressione del sottopancia è costante per cui, onde evitare reazioni di panico eccessive, dovremo essere molto bravi e tempestivi nell’impegnare il nostro amico in una diversa azione, cioè lo faremo girare in cerchio, come nelle precedenti lezioni di conduzione. Lo scopo è chiaro: la scomodità che gli daremo nel chiedergli di assecondare le nostre richieste annullerà quella costante del sottopancia e quando faremo fermare l’equino (nel momento in cui vedremo i segnali di sottomissione che ci vorrà mandare), lo premieremo con generose grattatine, nel tentativo di associare la pressione costante della sella alle nostre amorevoli cure.

La regola principale, in ogni caso, è NON ACCELLERARE I TEMPI.

Perché se è vero che in passato si operava “sellando a corto”, ovverosia tramite il sellaggio e l’immediata monta di un cavaliere esperto, non si deve scordare che l’esigenza in passato era quella di raggiungere risultati in poco tempo, senza troppo rispettare l’equino e la sua salute. Non erano pochi i casi in cui l’equino, preso dal panico, si infortunava, anche gravemente. Senza contare poi l’altrettanto numero di cavaliere, di scarsa qualità e tecnica, che si infortunavano nel corso di questa pratica.

D’altro canto, i cavalieri preparati e intelligenti sanno che la fretta non ha altro risultare che rallentare i nostri progetti e i miglioramenti del nostro amico equino, che di noi devo cominciare a fidarsi. Non a guardarci con sospetto.

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