Mettiamo comodo il nostro amico equino!


Come in tanti sicuramente sanno, l’addestramento del nostro amico che ci permetterà di rendergli piacevole la nostra compagnia comincia da un piccolo “trucco” che gli facciamo: porlo in condizioni di scomodità e insegnargli che potrà trovare comodità anche lavorando insieme a noi. E’ dunque questo il premio che dovremo concedergli e riconoscergli tutte le volte che il nostro amico equino vorrà assecondare le nostre richieste.

Uno degli esempi più classici è quello che vede gli addestratori impegnati a far superare al proprio equino la paura di essere toccati sulla nuca o vicino alle orecchie. Infatti, se saliamo con la mano all’altezza del naso non incontreremo problemi, ma questi aumenteranno se vogliamo arrivare a toccare la nuca. La maggior parte dei cavalli sono timorosi e gelosi di quella zona, ma dobbiamo far loro vincere questa paura, se non vogliamo che tutte le volte che ci accingeremo a calzare la capezza o la testiera inizi un vero e proprio scontro all’ultimo sangue. Pertanto, per desensibilizzare e mettere comodità, saliremo lentamente con la mano, fermandoci progressivamente sempre più vicino, per far abiturare il nostro amico al nostro tocco e chiedendogli di “superare” quella paura, lui sarà disponibile normalmente a superare un po’ per volta quella paura, ci farà cioè toccare qualche centimetro in più prima di fuggire in quanto la paura sarà diventata incontrollabile, ma abbiamo detto che noi torneremo indietro prima che lui raggiunga quella soglia di non controllo della paura. In sintesi lui ci farà toccare qualche centimetro in più, per lui è una scomodità in quanto avvicina la soglia del non superamento della paura, e noi premieremo il suo sforzo fermandoci prima di farlo arrivare alla soglia del non superamento, ci ha concesso qualche centimetro in più, ha cioè alzato la soglia della sua paura, il PREMIO sarà nel fatto che noi ci fermiamo cessando la situazione di scomodità per il cavallo.

Questo è ciò che il cavallo giudica un premio.

Gli zuccherini non sono un premio, sono una golosità che, se gestita male, vizia il cavallo abituandolo magari a mordere, specie con i giovani stalloni. I baci e le carezze sono indifferenti al cavallo. Non lo sono le grattate, le grattate date nei punti giusti (capiremo dall’atteggiamento del nostro cavallo quali sono per lui i punti giusti) sono una sorta di cure parentali, vanno usate per aumentare il senso di imbrancamento con noi del puledro. Passo molto tempo a grattare i miei cavalli, anche in maniera energica, quando il rapporto è ormai tale per cui il cavallo non ha più paura di me che gli giro intorno e lo tocco e lo gratto dappertutto.

Inoltre l’ipotesi iniziale era che avremmo lavorato un cavallo mai incapezzato. Bisognerà che il cavallo impari a seguire l’uomo con la longhina. Per farlo abbiamo usato lo stratagemma di lasciarlo incapezzato con una longhina corta in modo che pestando da solo sulla corda lui cercherà di tirare indietro la testa ma troverà la resistenza del suo stesso piede sulla corda, la lotta è contro se stesso, il cavallo sarà molto veloce a realizzare che l’unico modo per avere il premio che fa cessare la scomodità è di cedere alla pressione della capezza sulla nuca. È un esercizio ottimo per portare in breve tempo il puledro a seguire la longhina. Dopo questo esercizio proveremo a tirare noi la longhina, il cavallo probabilmente non ci seguirà subito, anzi farà resistenza e magari tirerà indietro. Noi non dovremo aumentare la pressione sulla corda, cioè non dovremo tirare di più ma dovremo seguire il cavallo mantenendo immutato il livello di pressione sulla corda, dovremo cioè tirare allo stesso modo, ne di più ne di meno. Il cavallo vedrà che tirando indietro non cessa la scomodità ma resta invariata, allora cercherà un’altra strada per cessare la scomodità, e, memore dell’esperienza con la corda corta, cederà alla pressione, cioè a noi che tiriamo. Appena il cavallo cede dobbiamo smettere immediatamente di tirare, questo è il premio!!!
Così, gradualmente imparerà a seguirci alla longhina. Chiaramente se il cavallo è un po’ testardo aumenteremo un po’ la pressione sulla corda, cioè tireremo un po’ di più, ma molto gradualmente e con molta pazienza.

Il tema di saper dosare il livello della pressione da usare con il cavallo è veramente molto importante perché incide sul rapporto futuro con il cavallo. Mi spiego meglio:
se noi riusciremo ad ottenere il risultato con poca pressione, in futuro, una volta che il cavallo avrà imparato, ci basterà una pressione ancora inferiore, quasi impercettibile, per impartire il comando. È così che certi cavalieri raggiungono una simbiosi col proprio cavallo che è veramente piacevole vedere, contrariamente a tanti cavalieri in perenne lotta col proprio cavallo.
Inoltre, se il cavallo non risponde, avremo una riserva di pressione molto grande, per aumentarla un po’ e dire al cavallo “… amico, vai, cedi alla pressione se non vuoi che la aumenti un pochino…”.
Se invece partiremo con livelli di pressione molto alti e il cavallo non risponde (anche perché è più spaventato) dovremo aumentare ancora di più la pressione, spaventandolo ancora di più, e quindi probabilmente non risponderà ancora, e noi arriveremo a dovergli fare male aumentando ancora la pressione, e il cavallo andrà magari in panico, con tutte le conseguenze e i pericoli del caso.

Gestire bene la pressione è un fatto sia di sicurezza che di migliori opportunità di addestramento per il futuro.

Bene, rimandiamo ancora alla prossima occasione l’insellaggio…

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