Ma il nostro amico equino … é sensibile ai dolcetti come premio?


Di solito, quando si addestra un cane, si è soliti premiarlo con delle ricompense quali biscottini, che hanno una forte valenza perché rafforzano il percorso di apprendimento. E, sempre di solito, si è soliti dire che ciò non funziona con i nostri amici equini. Ma è proprio così? La nostra esperienza è forse un po’ diversa.

Ma la maggioranza degli addestratori continua ad essere contraria all’utilizzo del cibo come ricompensa, basando le proprie obiezioni principalmente sull’assunto che il cavallo può diventare maleducato e viziato, più attento al cibo che al suo lavoro e al rapporto con l’uomo.

Ma forse ciò si verifica sopratutto perché non intendiamo spendere del tempo in questo aspetto, il rapporto tra equino e cavallo, che si deve basare sul rispetto e non sulla mera imposizione.

In realtà, pare che l’uso del cibo come ricompensa nell’addestramento sia di grande utilità, e per svariate e buone ragioni. E’ un linguaggio conosciuto dall’equino che interagisce con i propri amici del branco proprio stabilendo la gerarchia del cibo, il proprio diritto a mangiare per primo e così via. D’altra parte, una delle prime lezioni di vita che il puledro riceve dalla madre è su quando è possibile mangiare e quando non lo è. Tale lezione è di vitale importanza per la sopravvivenza del puledro allo stato brado.

E infatti, l’utilizzo del cibo come ricompensa durante l’addestramento può creare problemi perché anche addestratori esperti non conoscono il vero significato che quel gesto ha per il cavallo. Se il cavallo è stato domato e addestrato correttamente, infatti, egli ha acquisito la  le nozioni principali di comportamento e rispetto per l’uomo anche in presenza di cibo e l’esclusione a priori del cibo come ricompensa durante l’addestramento non è necessaria e priva l’addestratore di un ottimo strumento da usare per comunicare con i cavalli.

Giustamente bisogna essere “capaci” di utilizzare questo metodo, come qualsiasi altro, perché intervallare qualsiasi esercizio con una ricompensa di questo tipo porterebbe l’equino a reagire meccanicamente alle richieste, e non volontariamente, perché più interessato al cibo che al rapporto con l’uomo o alla performance che deve eseguire.

Per cui, senza esagerare e senza timore di mettere da parte un metodo che non necessariamente ha dei risultati apprezzabili con tutti gli equini, il “biscottino” lo possiamo dare al nostro amico equino, perché se lo abbiamo addestrato bene, rispettandolo, chiedendogli cose per lui fattibili e senza punirlo stupidamente o senza ragione (in altre parole se siamo giusti con lui), egli non si farà certo corrompere da un biscotto e sarà concentrato su di noi … se ce lo meritiamo!!!

 

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