“Cavalli Famosi” – Bucefalo


Bucefalo (in greco antico Βουκέφαλος Bouképhalos, in latino Bucephalus) era il cavallo di Alessandro Magno.
Il suo nome deriva dal greco antico βοῦς (bous), bue, e da κεφαλή (kephalê), testa, e significherebbe quindi “testa di bue”. Era un’allusione alla sua imponente stazza (molto più grande degli altri cavalli dell’epoca) e alla sua somiglianza con tale animale: fronte larga, narici distanti, profilo leggermente concavo. Bucefalo aveva un mantello nero, una stella bianca sulla fronte ed un occhio azzurro, di colore diverso dall’altro; sul fianco portava una macchia a forma di toro. Queste caratteristiche si desumono da un misto di descrizioni storiche e leggendarie: Alexandre de Paris, ad esempio, nel “Romanzo di Alessandro” lo descrive addirittura come un essere mostruoso, coi fianchi bianchi e neri e la groppa fulva, la coda di pavone e gli occhi di leone. Nell’immaginario collettivo, inoltre, Bucefalo ricorre anche come unicorno, e come mangiatore di uomini, tanto che nessuno osa entrare nella sua stalla murata, poiché il suo grido è agghiacciante per qualsiasi essere umano.
Secondo fonti più verosimili, Bucefalo era un Frisone. In Tessaglia  fu marchiato a fuoco sulla spalla, come si usava in quella regione, con un ferro a forma di testa di bove (da cui, con un doppio gioco di parole, può avere anche preso il nome). L’occhio azzurro era dato da un leucoma corneale che ne indeboliva parzialmente la vista: da qui, l’orrore del giovane cavallo per le ombre,  riportato dalle fonti.

Alesandro e bucefalo nella battaglia di Isso - mosaico, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Alessandro Magno e Bucefalo nella Battaglia di Isso,
Mosaico – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 La Storia

Nel343 a.C. il re Filippo il Macedone acquistò da Filonico di Tessaglia il cavallo Bucefalo all’impressionante somma di 13 talenti (quantificabili in circa 30.000 euro odierni). Ben presto si rese conto delle difficoltà di domare il cavallo e pensò di restituirlo al precedente proprietario, tanto questi era recalcitrante alla monta e turbolento.

Il giovane Alessandro, osservando il comportamento del cavallo, si propose di montarlo e, nella sorpresa generale, vi riuscì. Pare infatti, sempre secondo il romanzo di Alexandre de Paris, che Alessandro Magno osò sfidare la sorte, cercando di domare la belva. Non appena Bucefalo vide il suo signore, si inginocchiò al suo cospetto e si lasciò accarezzare con dolcezza. Inoltre Alessandro notò che Bucefalo aveva paura dei movimenti della propria ombra e quindi, una volta in groppa, lo rivolse col muso verso il sole prima di lanciarlo al galoppo.
Da allora, Bucefalo non si lasciò montare da nessun altro e Alessandro non ebbe un altro destriero. Il cavallo accompagnò per quasi un ventennio il suo padrone nelle battaglie, alla conquista del mondo conosciuto.

Il sodalizio tra Bucefalo e Alessandro non fu spezzato che dalla morte: durante la battaglia dell’Idaspe che contrappose i Macedoni di Alessandro all’armata di Poros, re indiano della regione del Punjab, nell’anno 326 a.C., Bucefalo riportò ferite mortali. Malgrado ciò, non permise al suo padrone di montare un altro cavallo e, facendo appello alle ultime sue forze, lo portò alla salvezza. Alla sera, coperto di sudore e di sangue, Bucefalo si stese al suolo e morì per le ferite ricevute all’età di vent’anni.
Fu sepolto con gli onori militari e sul luogo della sua sepoltura, fu fondata la città di Bucefalia, oggi Jalalpur (Pakistan).

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