La doma etologica


« Solo quando la fustigazione del cavallo-schiavo sarà universalmente e risolutamente messa al bando come quella dell’uomo-schiavo si potrà dire che la società sta davvero iniziando ad accorgersi di cosa realmente la crudeltà implichi, e qualche speranza della sua definitiva scomparsa sarà concepibile. »(George Riley Scott)

La doma gentile o doma dolce è una tecnica di comunicazione naturale con il cavallo; nel mondo anglofono è nota con il nome di natural horsemanship. Molti addestratori e istruttori in tutto il mondo stanno utilizzando ed insegnando questo tipo di approccio al cavallo che si basa su alcuni concetti di fondo:

  1. il cavallo ha un’intelligenza e un sistema sociale funzionali e evoluzionisticamente efficaci, che comprendono anche un raffinato sistema di comunicazione attraverso il linguaggio del corpo
  2. Le capacità comunicative dell’uomo devono adattarsi a quelle del cavallo e non viceversa
  3. il cavallo è una preda, non un predatore come l’uomo, ciò implica una differenza radicale nell’atteggiamento e nella percezione dell’ambiente
  4. il cavallo va convinto piuttosto che costretto, è infatti più efficace premiare la collaborazione che punire un rifiuto

Quando si vuole che il cavallo compia una determinata azione (muoversi o muovere una singola parte del corpo) è necessario applicare un determinato stimolo che, contrariamente a quanto accade nella doma tradizionale, va interrotto non appena si ottiene il risultato desiderato. Il concetto di base è che attraverso lo stimolo si vuole provocare una forma di apprendimento, cosa che non avviene se lo stimolo (qualunque esso sia) non viene interrotto con il dovuto tempismo.

Pat Parelli

Ad esempio se si vuole accelerare l’andatura dal passo al trotto si devono stringere le proprie gambe attorno alla pancia del cavallo che, trovandosi in una condizione di scomodità reagirà accelerando. Smettendo di stringere le gambe il cavallo assocerà il proprio trottare con l’eliminazione dell’elemento di fastidio (e conseguente risoluzione del proprio “problema”). Quando il cavallo decide di tornare al passo senza che gli sia stato chiesto dal cavaliere è necessario ricreare una situazione di scomodità semplicemente stringendo nuovamente le gambe finché il cavallo non riprende a trottare. A quel punto il cavallo comprende che lo stringersi delle gambe del cavaliere è di fatto una richiesta. Spesso invece accade che l’addestratore continui a stringere le gambe in modo che il cavallo continui a trottare. Lo stimolo viene riproposto con frequenza regolare per prevenire che il cavallo rallenti tuttavia in questo modo il cavallo non ha gli elementi necessari per comprendere come eliminare l’elemento di fastidio e non percepisce lo stimolo come una richiesta del cavaliere, semplicemente si affida al proprio istinto atavico che impone, anche se in forma ridotta, una fuga.

Il concetto da comprendere è la diversità del tipo di approccio tra i due tipi di doma, quella gentile infatti non vuole imporre a priori un comportamento ma vuole stimolare lo stesso attraverso l’apprendimento, riuscendo a leggerne il linguaggio non verbale del cavallo e contestualmente utilizzare lo stesso linguaggio per stabilire una comunicazione biunivoca tra uomo e cavallo.

Storia

La doma gentile ha forse inizio con il trattato sull’equitazione scritto nel 350 a.C. da Senofonte. Egli raccomanda un addestramento privo di dolore, esprimendo il concetto che un cavallo felice è più efficiente di uno infelice. Per questo motivo scrive anche che è più efficace convincere un cavallo piuttosto che costringerlo. Questo è considerato in assoluto il primo trattato di equitazione.

Circa mille anni più tardi Federico Caprilli, capitano di cavalleria a Pinerolo, diffuse le proprie idee su come fosse più efficace adattare i movimenti del cavaliere alla naturale meccanica anatomica del cavallo piuttosto che costringere il cavallo a movimenti innaturali limitandone così l’efficacia delle prestazioni.

Nel XX secolo erano già presenti (non solo negli Stati Uniti) molti addestratori che basavano le proprie tecniche di doma sul rispetto per il cavallo avendo coscienza di quest’ultimo come individuo dotato di dignità. Il romanzo L’uomo che sussurrava ai cavalli scritto nel 1995 da Nicholas Evans ha contribuito in parte a far conoscere l’esistenza di questi metodi fino ad allora considerati alternativi. Tre anni più tardi dal romanzo è stato tratto l’omonimo film diretto ed interpretato da Robert Redford che ha ulteriormente contribuito alla diffusione di queste idee. Fu però Monty Roberts a diffondere su scala mondiale queste tecniche a seguito dell’invito della Regina d’Inghilterra che, incuriosita da questo tipo di doma, gli chiese di tenere numerose dimostrazioni pubbliche in tutto il Regno Unito. Durante il tempo trascorso in Gran Bretagna, Monty conobbe l’inglese Kelly Marks che tutt’ora si dedica a tempo pieno all’insegnamento della doma gentile. In Europa è molto conosciuto anche lo statunitense Pat Parelli che basa il proprio metodo sui medesimi principi etologici.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: